Stefano Cagol

Stefano Cagol
undergo alarms / subire allarmi


18 marzo - 01 maggio

opening 18 marzo 2010 18:30

L'artista trentino Stefano Cagol torna ad esporre allo Studio d'Arte Raffaelli dopo 12 anni. Quella del '98 era la sua prima personale in una galleria privata e da allora Cagol ha indubbiamente fatto molta strada: per questo la sua nuova mostra è pensata come una sorta di retrospettiva che riassume la sua ricerca degli ultimi anni. Questi anni fondamentali nella carriera dell'artista vengono infatti ripercorsi idealmente attraverso una selezione di lavori, chicche che provengono da premi, da progetti specifici e da serie inedite. In mostra due light box della serie "Dissoluzione di Luce" con cui Cagol ha vinto proprio ora il Premio Terna 02. Protagonista è il fascio di luce orizzontale che si muoveva sopra la città di Trento durante Manifesta 7 per "cancellare i confini tra culture, tra cielo e terra, uomo e natura". Selezionata per l'edizione del 2004 del Premio Cairo ed esposta al Palazzo della Permanente di Milano è l'opera "I will kill you", una stampa di grandi dimensioni eseguita direttamente su una lastra di bianchissimo marmo Lasa, un'immagine fotografica che raddoppia una visione tentacolare/meccanica della metropoli di Tokyo, dove l’artista ha lavorato in più occasioni. Senso di appartenenza, dinamiche di massificazione, influenza dei media, idea di conflitto, rapporto con la natura, col potere, con l’energia: le tematiche affrontate sono sempre politiche, sociali, attuali. Già nell'installazione video "Becoming an Angel" del 1998 (l'opera più "vecchia" in mostra), la dust mask, la mascherina da laboratorio, evoca la percezione di pericolo e disagio, anticipando idealmente il progetto sull'influenza aviaria (e più ampiamente sulle influenze fisiche e mentali) che Cagol ha inizato nel 2006, nel pieno del panico da pandemia. In "Atomicwerk" il pericolo diventa invece concreto nelle immagini di repertorio di esplosioni atomiche, mixate con immagini di Shibuya. E fusione tra privato e collettivo, tragedia e superamento è anche il progetto “11 settembre” (in permanenza al Mart di Rovereto e in collezione al ZKM di Karlsruhe e alla Kunstraum di Innsbruck) che, partendo dalla data di nascita dell’artista, ricorda quanto di diverso è avvenuto nel corso della storia in quella giornata-simbolo della nostra era. La mostra di Cagol a Trento risulta incastonata in una serie di progetti d'arte pubblica, visto che l'artista negli ultimi anni ha dimostrato di voler comunicare ad un pubblico ampio. Dall'8 marzo all'8 maggio una sua installazione, a cura di Iara Boubnova, è sulla facciata della Basilica Palladiana di Vicenza; mentre dal 28 gennaio a fine febbraio una sua installazione è sulla facciata di Palazzo Re Enzo per "Here and Now", il primo progetto curatoriale di Art First a Bologna, curato da Julia Draganovic. Julia Draganovic scrive anche il testo critico per “Undergo the alarms” di Stefano Cagol allo Studio Raffaelli. Attualmente è guest curator di No Longer Empty, New York, ed è stata direttrice del Chelsea Art Museum di New York e del Pan – Palazzo delle Arti di Napoli. Cagol in quest’occasione torna ad esporre in una mostra personale nella sua città natale dopo quella al Mart di Palazzo delle Albere del 2000, ma è all'estero che l'artista sta lavorando negli ultimi anni: Tokyo, Singapore, Bruxelles, dove ha lo studio, e New York, dove sarà artist in residence da maggio a settembre 2010 all' ISCP - international studio and curatorial program.

David Bowes

David Bowes
Living on earth


10 dicembre - 28 febbraio

opening 10 dicembre 2009 18:30

Giovedì 10 dicembre alle 18.30 lo Studio d’arte Raffaelli di Trento inaugura la mostra personale dell’americano David Bowes. Dipinti inediti che saranno visibili al pubblico fino al 28 febbraio 2010. È possibile fare astrazione, rimanendo legati a un linguaggio pittorico nettamente figurativo? La domanda parrebbe contenere un paradosso, ma non quando si è di fronte ai dipinti di Bowes, nei quali tutto è sospeso in un concetto di tempo astratto. L’artista americano gioca la carta della semplicità formale, ma con la più assoluta libertà associativa. Struttura la composizione come un fondale di teatro, davanti al quale prendono posto attori, figure già viste perché appartenenti a stralci di cultura anche italiana, magari della Commedia dell’Arte con le sue maschere e azzardatamente avvicinate da un qualcosa di completamente differente. Non stupiamoci se il malinconico Pulcinella medita a fianco di giganteschi arabeschi floreali vicinissimi alle decorazioni dei vasi Ming o se ancora Pulcinella – ma la scelta è indicativa perché Bowes poteva benissimo metterci Arlecchino – diventa San Giuseppe che fugge in Egitto con la sua Sacra Famiglia. Bowes inventa situazioni astratte: un teatro dell’impossibile in cui tutto si avvera. Con una rigorosa ripresa del reale che dolcemente stride con l’assoluto annullamento delle proporzioni tra i soggetti, i colori brillanti di Bowes, le sue atmosfere terse, i suoi impossibili sfondi montani, ci regalano una preziosa atmosfera inscritta in una porzione di tempo che non è affatto anacronista, bensì vicina a quell’”età dell’oro” di gusto classico, dove simboli e metafore si rincorrono. Anzi, l’artista americano va oltre e usa il metodo molto contemporaneo del prendere apparentemente a caso ciò che le varie culture gli hanno regalato nei suoi numerosi viaggi. Come il suo soggiorno siciliano a Palermo nel 2008 durante il quale ha conosciuto Alessandro Bazan con il quale ha realizzato un progetto didattico per una mostra dal titolo “Palermo ispanica” venendo a diretto contatto con il teatro popolare partenopeo. Allo Studio d’arte Raffaelli, le sue tele ammaliano non solo dal punto di vista cromatico, ma anche per questa libera associazione in cui Oriente e Occidente salgono sul palco e instaurano una piacevolissimo duello a suon di stravaganti elementi col preciso scopo di riattivare liberamente la nostra memoria e le nostre emozioni regalandoci gioia e leggerezza. In occasione della mostra verrà realizzato un catalogo, con testo critico di Alan Jones. David Bowes è nato a Boston, Massachusetts, nel 1957. Vive e lavora a Newton, Massachusetts.

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