INCONTRO CON L'ARTISTA - ENRICA BORGHI, La seconda vita delle cose. Ricordi, progetti e opere per osservare da vicino l'esperienza del contemporaneo.

CONVERSAZIONE CON ENRICA BORGHI E GIOVANNA NICOLETTI
Studio d'Arte Raffaelli - mercoledì 18 febbraio 2015 ore 18.00

Enrica Borghi è appena rientrata da Cambridge, dove è stata invitata a partecipare a e-Luminate, festival giunto alla terza edizione curato da Alessandra Caggiano, con un progetto site specific che si ispira all’opera Meduse. L’opera così come la preziosità del materiale plastico sono al centro del volume Enrica Borghi. Second Life. Realizzato in occasione della mostra tenutasi nel 2013 alla Estorick collection di Londra, il libro raccoglie l’intero percorso dell’artista con testi e immagini che raccontano i luoghi e le corrispondenze della sua ricerca. Dal riciclo di materiali, alla moda, al cibo, ai gioielli, ogni singolo elemento dell’esperienza umana da sempre rappresenta per Enrica Borghi un luogo possibile di esperienze e contaminazioni.

 

Enrica Borghi inizia la sua attività espositiva nei primi anni ’90 presentando installazioni antropomorfe, realizzate con carte di caramelle e cioccolatini, borse di plastica da supermercato e altri materiali che sono rifiuti non biodegradabili. Con questi materiali di scarto realizza icone tratte dalla classicità ispirandosi ad una iconografia che tradizionalmente viene intesa come universo femminile e domestico. Le piccole ossessioni della vita domestica, dalla spesa al supermercato alla raccolta differenziata, i sogni, il desiderio di piacere e di piacersi, la difficoltà di aderire a modelli di bellezza precostituiti vanno di pari passo con i grandi temi del presente, come l’ecologia e la necessità di eludere un sistema generale che istiga al consumo.

Oggetti quotidiani, ispirati ad una iconografia che tradizionalmente viene intesa come universo di manualità femminile e domestica, si ricompongono come ornamenti preziosi e originali. L’utilizzo di materiali di scarto, come suggerisce la stessa artista, è la metafora della nostra società che produce consumi in maniera vertiginosa. Per Enrica Borghi si tratta “di raccogliere le macerie di questo vortice, di questo uragano, per ricomporre l’infranto, citando Benjamin”.

Enrica Borghi è nata nel 1966 a Novara. Vive e lavora ad Ameno, Lago d’Orta e Berlino. Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel corso di scultura.