Installation view della mostra "9NEWYORK" allo Studio d'Arte Raffaelli, 2018 

 

A DIALOGUE WITH...THE ART DEALERS OF NEW YORK

23 marzo - 20 aprile 2020

Raffaelli Viewing Room

 

 

Siamo lieti di annunciare la nuova Raffaelli Viewing Room A Dialogue with...The Art Dealers of New York, liberamente ispirata all'omonimo volume di Alan Jones.

La recente pubblicazione del libro in traduzione italiana “I galleristi di New York”, edito da Castelvecchi, è stata di stimolo per la ricerca di un ponte tra la galleria di Trento e le gallerie newyorkesi, attraverso gli artisti in comune e un approccio al mestiere fatto di relazioni dirette e progettualità condivisa.

Lo sguardo pungente di Alan Jones, fine critico d'arte americano, e la sua scrittura non convenzionale, accompagna sia la voce dei top gallerists intervistati, sia Giordano Raffaelli, unico gallerista italiano a cui l'autore ha rivolto la sua attenzione con il libro (e mostra) del 2018 “9NEWYORK”, che si apre proprio con una conversazione incentrata sulla sua costante promozione degli artisti dell'East Village degli anni Ottanta in Italia.

Dalle parole di Tony Shafrazi, Pat Hearn, Paul Kasmin, ed Earl McGrath (tra gli altri), emergono i ritratti degli artisti Donald Baechler, James Brown, Peter Schuyff e Ronnie Cutrone. Li abbiamo selezionati per questa Raffaelli Viewing Room, ponendoci in un ideale dialogo con i loro galleristi americani attraverso le loro opere.

  

 

ENGLISH TEXT

We are pleased to announce the new Raffaelli Viewing Room "A Dialogue with ... The Art Dealers of New York’’, inspired by the book of the same name by Alan Jones. The recent publication of the book in Italian translation "I galleristi di New York", published by Castelvecchi, has encouraged the search of a connection between the Trento gallery anche the New York galleries, through artists in common and an approach to the job made of direct relationships and shared planning. The sharp view of Alan Jones, a fine American art critic, and his unconventional writing, narrates both the stories of the top gallery owners interviewed, and Giordano Raffaelli, the only Italian gallery owner to whom the author has turned his attention with the book (and exhibition) of 2018 "9NEWYORK”. This catalogue opens with a conversation focused on its constant promotion of the artists of the East Village of the eighties in Italy. From the words of Tony Shafrazi, Pat Hearn, Paul Kasmin, and Earl McGrath (among others), come to light the portraits of the artists Donald Baechler, James Brown, Peter Schuyff and Ronnie Cutrone. We have selected them for this Raffaelli Viewing Room, placing us in an ideal dialogue with their American gallery owners through their works.

 

 

 

 

“I collezionisti d'arte raccolgono opere.

I galleristi collezionano artisti.

Per diverse ragioni io ho scelto di collezionare galleristi.”

ALAN JONES

 

 

 

 

 

 

Il volume, edito da Castelvecchi, è la traduzione italiana dell'indagine di Alan Jones e Laura De Coppet sui galleristi storici di New York, definito da Andy Warhol il libro che racconta "la verità nascosta dietro il mondo dell'arte, l'arte nascosta dietro la verità". La sua recente pubblicazione ci ha fornito lo spunto per questa Raffaelli Viewing Room.

Tutte le citazioni dei galleristi riportate di seguito sono tratte dal libro e riguardano gli artisti selezionati e il loro lavoro.

Now open

 

 

Tony Shafrazi:

"Talvolta, anche se raramente, una scoperta può arrivare con un pacchetto di diapositive. Quando osservai quelle di James Brown nell’inverno del 1981, le opere che vidi mi fecero nuovamente provare il senso di eccitazione che non sperimentavo più da molti anni, quello sperimentato davanti alle opere giovanili di Hockney, che erano primitive, ma allo stesso tempo raffinate. Una definizione che calzava bene anche alle opere di Brown. Quando ho incontrato l’artista, mi ha sorpreso vedere un giovane molto sofisticato, alto elegante, vicino alla trentina, appena rientrato da un soggiorno parigino di otto anni. Possedeva una linea magnifica e un senso pittorico assai libero e festoso. L’arte tribale – degli indiani d’America, africana, hawaiana – era una fonte d’ispirazione importante per la sua opera."

 

 

Ritratto di James Brown nel suo studio 

 

JAMES BROWN
Eclipse, 2003
Tecnica mista su carta
32 x 22 cm

Prezzo su richiesta

 

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JAMES BROWN
Kachina Dolls, 1982
Disegno su carta
47 x 30 cm

Prezzo su richiesta

  

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JAMES BROWN
Opus contra naturam, 1993
Tecnica mista su lino
80 x 60 cm

Prezzo su richiesta

 

 

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JAMES BROWN
Something with an Eclipse, 2008
collage e pittura su lino ripiegato
51,5 x 38,2 cm

Prezzo su richiesta

 

 

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JAMES BROWN
Untitled, 1987
Ceramica
50,5 x 50,5 cm

Prezzo su richiesta

 

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JAMES BROWN
Opus Contra Naturam #7, 1993
Tecnica mista
50 x 39 cm

Prezzo su richiesta

 

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"Quando ho incontrato l’artista, mi ha sorpreso vedere un giovane molto sofisticato, alto, elegante, vicino alla trentina, appena rientrato da un soggiorno parigino di otto anni. Possedeva una linea magnifica e un senso pittorico assai libero e festoso."

Paul Kasmin, gallerista

 

 

Now open

 

 

Tony Shafrazi:

"Verso il 1980 ho visto per la prima volta le opere di Donald Baechler e sono rimasto colpito dal senso del paradosso e dall’ironia che emanavano. Donald era tornato da poco dalla Germania, dove avevo studiato e lavorava alla DIA Art Foundation mentre produceva le sue opere. Le illustrazioni che trovava sull’elenco telefonico e sulle riviste popolari gli servivano da base per le immagini intenzionalmente banali dei suoi disegni e dipinti, che venivano prodotti con l’uso di spessi strati di vernice a smalto. Il tutto emanava un’impressione di gettato via, ma io sapevo che non scherzava quando mi aveva detto che 'un dipinto deve possedere il giusto grado di indecifrabilità per funzionare'. Lui sicuramente lo aveva. Poi, a un certo punto, Baechler cominciò a trattare i temi dei suoi stessi disegni come se si trattasse di immagini trovate altrove, e questi motivi divennero la fonte dei suoi quadri.


Pat Hearn:

"Quando nel 1983 aprii la galleria tra Avenue B e la 6a Strada Est, nell’ East Village - esponendo artisti come George Condo, Dan Asher, David Bowes, Milan Kunc, Thierrey Cheverney, Steven Pollack, Donald Baechler, Peter Schuyff e Philip Taaffe - eravamo nel pieno degli anni '80."


Paul Kasmin:

"Ho incontrato quasi immediatamente la gran parte delle persone che conosco adesso. Brice Marden, Francesco Clemente e altri mandavano un’infinità di gente a vedere le fotografie di Brancusi e io già cominciavo a conoscere artisti come Donald Baechler, James Nares, Peter Schuyff e Elliot Puckette, con cui avrei lavorato più tardi. Nel 1987 ero alla fiera di Basilea con Thomas Walter, che ha una delle migliori collezioni private di fotografia al mondo, e lui mi presentò il pittore Donald Baechler, che incontrai nuovamente a Londra qualche tempo dopo. Donald, a sua volta, mi presentò un’altra persona, il gallerista svedese Andres Tornberg, che era ssolutamente fantastico, e in seguito gente di tutti i tipi. Dopo di ciò, andavo sempre a trovare Donald nel suo piccolo studio sulla 3a Strada Est. Seguivo il suo lavoro e scattavo un sacco di fotografie; adoravo i suoi collage, i buffi piccoli disegni a inchiostro blu della serie sulla folla. Inoltre mia moglie Alexandra e lui erano ottimi amici e lei gli aveva fatto da archivista prima di tornare alla sua vera passione, l’architettura di paesaggio.
Si potrebbe dire che in alcune cose sono stato fortunato. Proposi a Donald Baechler: - Facciamo una mostra di disegni -, e lui acconsentì. Sapevo che Tony Shafrazi esponeva i suoi quadri, ma nessuno a New York aveva mai messo in mostra i disegni, nonostante fossero estremamente apprezzati in Europa. Shafrazi non la vide come un pericolo per i suoi guadagni, ma anzi come una cosa del tutto positiva. Fu venduto tutto."


"Prima di tutto dò retta a certi artisti, poi ci sono i nuovi galleristi e alcuni artisti che sono anche insegnanti. Certi curatori possiedono un entusiasmo contagioso che amano trasmettere. Ascolto in parte anche i critici, ma con loro è un po' più complicato. Certe volte hanno problemi a essere generosi con le informazioni. Ma se un artista come Donald Baechler mi dice che c’è qualcosa cui vale la pena dare un’occhiata, lo ascolto senz’altro. Donald va benissimo perché unisce i due mondi."


Earl McGrath:

"Il collezionismo per me è stato sempre una cosa molto personale e più che un collezionista sono sempre stato un accumulatore: è come se le cose arrivassero da sole alle mie pareti. Fin da quando avevo poco più di vent’anni chiedevo: - Quanto costa? Se sono più di 50 dollari, allora ne pagherò 10 al mese. -
Colleziono anche opere d’arte che hanno a che fare con le dita. Questo perché da bambino ho perso un dito di una mano a causa di un incidente. L’ho raccontato a Donald Baechler e due settimane più tardi è arrivato un quadro intitolato Finger for Earl."

 

 

Donald Baechler al lavoro nel suo studio 

 

DONALD BAECHLER
Untitled, 2004
Gouache and collage on paper
35,5 x 27,5 cm 

 Prezzo su richiesta 

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DONALD BAECHLER
Untitled, 1998
Gouache and collage on paper
35,5 x 27,5 cm

Prezzo su richiesta

 

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DONALD BAECHLER
Untitled, 1998
Gouache and collage on paper
27,5 x 35,5 cm

Prezzo su richiesta

 

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DONALD BAECHLER
Untitled, 1998
Gouache and collage on paper
35,5 x 27,5 cm

Prezzo su richiesta

 

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DONALD BAECHLER
Untitled, 1998
Gouache and collage on paper
35,5 x 27,5 cm

Prezzo su richiesta

 

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"Colleziono anche opere d’arte che hanno a che fare con le dita. Questo perché da bambino ho perso un dito di una mano a causa di un incidente. L’ho raccontato a Donald Baechler e due settimane più tardi è arrivato un quadro intitolato Finger for Earl."

Earl McGrath, gallerista