SALVO

SALVO
Universo a colori


14 ottobre - 04 dicembre

opening 14 ottobre 2010 18:30

Giovedì 14 ottobre 2010 alle 18.30 lo Studio d’arte Raffaelli di Trento inaugura la mostra personale di Salvo dal titolo “Universo a colori”. Una trentina di lavori, tra dipinti ad olio su tela e su carta, saranno visibili al pubblico fino al 4 dicembre 2010.   Salvo, al principio degli anni ’70, controcorrente rispetto al fermento artistico di quegli anni, intraprende la via della pittura. Inizialmente l’intento di reinvenzione del senso della pittura lo porta ad una rivisitazione citazionistica delle opere della tradizione pittorica del passato. Negli sviluppi successivi, invece, assume la sua inconfondibile fisionomia: la sua è una Pittura con la lettera maiuscola, poiché caratterizzata da colori luminosi, da semplicità e essenzialità geometrica delle forme, da nitore della costruzione spaziale, da una grazia intensa e sublime che avvolge i soggetti rappresentati. Dal 1995 i paesaggi diventano spesso annotazioni dei suoi percorsi così come le nature morte diventano un richiamo allo scorrere del tempo, delle stagioni, dei mesi. Quello di Salvo è un universo caleidoscopico in cui si possono incontrare rovine classiche, fiabesche moschee, esotici templi, suggestive marine, semplici casette di campagna, vivaci nature morte con fiori e frutti, romantiche cittadine al chiaro di luna. I suoi quadri sono il frutto di un’attenta osservazione e non intendono mai narrare delle storie; essi si concentrano sulla vita quotidiana. Ecco allora che i titoli di taluni dipinti aiutano a collocare il momento creativo sia dal punto di vista cronologico sia dal punto di vista spaziale e geografico. La mostra nasce dunque dall’intento di presentare questo incantevole universo, apparentemente così semplice ed ingenuo, ma in realtà frutto di una raffinata capacità di cogliere gli effetti della costruzione plastica, della felicità cromatica e dell’incanto luminoso. Tra le opere presentate vi sono frammenti della sua esistenza: il viaggio in Egitto, quello in Islanda, nature morte e paesaggi che scandiscono lo scorrere delle stagioni, le vedute campestri e montane dell’Italia.   «Dietro le semplificazioni della sua pittura c’è una coscienza analitica del passato, una sapienzialità silenziosa alimentata dalle fonti dirette della tradizione. L’ingenuità apparente di Salvo è il frutto di una conquista instancabile, è quella del maestro che ha appreso la semplicità, non di chi ha imparato a eludere la complessità.» Giuseppe Pontiggia   Per l’occasione sarà pubblicato un catalogo.

PIERLUIGI PUSOLE

PIERLUIGI PUSOLE
EXPERIMENTS


13 maggio - 30 settembre

opening 13 maggio 2010 18:30

Lo Studio d’Arte Raffaelli ha il piacere di annunciare la mostra di Pierluigi Pusole significativamente intitolata "Esperimenti". Artista consolidato – ha iniziato a esporre nel 1986 e da allora ha partecipato a importanti rassegne collettive imponendosi come una delle voci più originali e mature della nuova pittura italiana - Luigi Pusole presenterà una quindicina di opere, costituite da moduli di due tele (cm 100 x 70). La sua lunga ricerca pittorica, costantemente impegnata nel confronto dialettico con i nuovi mezzi di produzione di immagini, approda con questo ultimo ciclo pittorico al “dittico” fornendo allo spettatore una duplice visione: da un lato la rappresentazione figurativa del reale, dall’altra la misteriosa quanto astratta dimensione cellulare del bios. Concettualmente, la soluzione del doppio registro stilistico, offre all’artista la possibilità di costruire un linguaggio che procede per antitesi e dunque secondo un processo rigorosamente dialettico, quasi a voler insinuare l’esistenza di un piano del reale “altro”. Come ha scritto acutamente Alberto Fiz: “La sfida di Pusole è iniziata alla metà degli anni Ottanta quando la sua pittura era legata alla sfera contenutistica ed esprimeva la volontà di cogliere i fermenti della realtà giovanile. In quel periodo, Pusole, insieme a Bruno Zanichelli, rappresentava la punta più avanzata del panorama artistico torinese e, non a caso, sono stati proprio loro i capofila di un nuovo linguaggio che prendeva le distanze sia dalle ricerche concettuali, sia dalla Transavanguardia (...) Pusole lavora sul paesaggio metropolitano e sui televisori intesi come corpi magmatici in espansione che vanno ad occupare progressivamente tutto lo spazio: l'avvento della civiltà mediale è ancora percepita come questione di carattere ideologico e, non a caso, alla Biennale di Venezia, nell'ambito di Aperto 90, Pusole presenta una serie di opere appartenenti al ciclo dei Televisori”

Stefano Cagol

Stefano Cagol
undergo alarms / subire allarmi


18 marzo - 01 maggio

opening 18 marzo 2010 18:30

L'artista trentino Stefano Cagol torna ad esporre allo Studio d'Arte Raffaelli dopo 12 anni. Quella del '98 era la sua prima personale in una galleria privata e da allora Cagol ha indubbiamente fatto molta strada: per questo la sua nuova mostra è pensata come una sorta di retrospettiva che riassume la sua ricerca degli ultimi anni. Questi anni fondamentali nella carriera dell'artista vengono infatti ripercorsi idealmente attraverso una selezione di lavori, chicche che provengono da premi, da progetti specifici e da serie inedite. In mostra due light box della serie "Dissoluzione di Luce" con cui Cagol ha vinto proprio ora il Premio Terna 02. Protagonista è il fascio di luce orizzontale che si muoveva sopra la città di Trento durante Manifesta 7 per "cancellare i confini tra culture, tra cielo e terra, uomo e natura". Selezionata per l'edizione del 2004 del Premio Cairo ed esposta al Palazzo della Permanente di Milano è l'opera "I will kill you", una stampa di grandi dimensioni eseguita direttamente su una lastra di bianchissimo marmo Lasa, un'immagine fotografica che raddoppia una visione tentacolare/meccanica della metropoli di Tokyo, dove l’artista ha lavorato in più occasioni. Senso di appartenenza, dinamiche di massificazione, influenza dei media, idea di conflitto, rapporto con la natura, col potere, con l’energia: le tematiche affrontate sono sempre politiche, sociali, attuali. Già nell'installazione video "Becoming an Angel" del 1998 (l'opera più "vecchia" in mostra), la dust mask, la mascherina da laboratorio, evoca la percezione di pericolo e disagio, anticipando idealmente il progetto sull'influenza aviaria (e più ampiamente sulle influenze fisiche e mentali) che Cagol ha inizato nel 2006, nel pieno del panico da pandemia. In "Atomicwerk" il pericolo diventa invece concreto nelle immagini di repertorio di esplosioni atomiche, mixate con immagini di Shibuya. E fusione tra privato e collettivo, tragedia e superamento è anche il progetto “11 settembre” (in permanenza al Mart di Rovereto e in collezione al ZKM di Karlsruhe e alla Kunstraum di Innsbruck) che, partendo dalla data di nascita dell’artista, ricorda quanto di diverso è avvenuto nel corso della storia in quella giornata-simbolo della nostra era. La mostra di Cagol a Trento risulta incastonata in una serie di progetti d'arte pubblica, visto che l'artista negli ultimi anni ha dimostrato di voler comunicare ad un pubblico ampio. Dall'8 marzo all'8 maggio una sua installazione, a cura di Iara Boubnova, è sulla facciata della Basilica Palladiana di Vicenza; mentre dal 28 gennaio a fine febbraio una sua installazione è sulla facciata di Palazzo Re Enzo per "Here and Now", il primo progetto curatoriale di Art First a Bologna, curato da Julia Draganovic. Julia Draganovic scrive anche il testo critico per “Undergo the alarms” di Stefano Cagol allo Studio Raffaelli. Attualmente è guest curator di No Longer Empty, New York, ed è stata direttrice del Chelsea Art Museum di New York e del Pan – Palazzo delle Arti di Napoli. Cagol in quest’occasione torna ad esporre in una mostra personale nella sua città natale dopo quella al Mart di Palazzo delle Albere del 2000, ma è all'estero che l'artista sta lavorando negli ultimi anni: Tokyo, Singapore, Bruxelles, dove ha lo studio, e New York, dove sarà artist in residence da maggio a settembre 2010 all' ISCP - international studio and curatorial program.

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