
dal 16 ottobre al 13 dicembre 2008 Gioved? 16 ottobre alle 18.30 lo Studio d’arte Raffaelli di Trento inaugura la nuova stagione espositiva con la personale dell’americano David Salle. Una trentina di lavori che saranno visibili al pubblico fino al 13 dicembre 2008. I lavori inediti presentati in mostra contraddistinguono le novit? stilistiche di questo inesauribile artista che da sempre ha proposto un rinnovamento pittorico senza mai disdegnare la grande tradizione pittorica del passato. La sua ? una pittura a stratificazioni, non solo strutturali, aiutandosi con vari mezzi artistici in questo, ma anche e soprattutto stratificazioni intellettuali, dove la cultura alta, dotta si confronta con quella bassa, popolare. Venti lavori su carta documentano un viaggio tutto intellettuale tra passato e presente in cui vecchi fogli in bianco e nero non utilizzati dell’artista diventano supporto pittorico per interventi colorati ad acrilico in cui l’universo femminile risalta per i suoi colori caldi e sensuali. Se i graffiti metropolitani dimostrano le stratificazioni del tempo ben contestualizzati dal tessuto urbano in quanto pubblici, al contrario, queste carte parlano di un tempo intimo, razionale e privato che appartiene esclusivamente all’artista. Lo spettatore si trova quindi coinvolto in un gioco di rimandi concettuali estremamente protesi alla libera associazione. Sono frammenti destabilizzatori, come si trattasse di flashback che rimbalzano il nostro intelletto in un mondo ideale. David Salle allude e accenna senza esplicare: ci introduce in labirinti le cui direzioni siamo noi stessi liberi di percorrere perché tanto ? inutile ricercare una spiegazione univoca nell’arte. A tal fine, l’artista americano utilizza il confronto tra il bianco-nero e il colore ponendo quest’ultimo in primo piano: effetto risaltato ancor pi? nei grandi lavori su tela. Una sottile sensualit? domina queste tele, sorretta da una libert? manierista di fare pittura, in cui volti di donna appena distorti ammiccano a morbidi panneggi dai colori caldi e dove una mensola colta di scorcio regala vertiginose prospettive che spingono il nostro desiderio di divagare verso il campo della libera immaginazione, per una sano piacere intellettuale. David Salle predilige la complessit? formale e intellettuale, regalandoci una pittura colta che attinge con classe alla grande tradizione pittorica, regolamentadola secondo il disordine che detta il nostro tempo, le cui regole Salle si diverte ad accennare per poi immancabilmente negare. La mostra ? curata da Alan Jones, autore del recente “Leo Castelli – L’uomo che invent? l’arte in America”, biografia sul famoso gallerista italo-americano. David Salle ? nato a Norman, Oklahoma, nel 1952. Vive e lavora a New York.

Giovedì 18 dicembre alle 18.30 lo Studio d’arte Raffaelli di Trento inaugura la mostra personale del britannico James Rielly, dal titolo “Things that go bump in the day”. Una ventina di lavori tra dipinti a olio e ad acquerello che saranno visibili al pubblico fino al 28 febbraio 2009. James Rielly fa parte degli Young British Artists, gruppo generazionale di artisti cresciuti stilisticamente negli anni Ottanta e consacrati al mondo grazie alla mostra “Sensation” presso la Royal Academy di Londra nel 1997 voluta dal collezionista Charles Saatchi. Se al tempo Rielly presentava i suoi dipinti di bambini e adolescenti come quadri a prima vista rivestiti di innocenza che solo successivamente dimostravano di emanare l’ambiguo, il conturbante, mostrandoci come fratture di disagio esistenziale possano fuoriuscire dalla nostra patinata realtà, i lavori in mostra palesano un ulteriore sviluppo stilistico. Anche se il tema dell’infanzia è solo sfiorato, rimane la preferenza dell’artista a voler celare ogni espressione di sentimento delle persone ritratte, utilizzando adesso il tema della maschera, vale a dire del negarsi al fine di inquietare. I volti dei bambini sono ora nascosti da sacchetti di carta e assieme a carrellate di scheletri, figure in blue-jeans coperte da un lenzuolo, mascherate di gruppo, ci si trova davanti a un’umanità comune e banale che però non riusciamo ad afferrare nella sua totalità. Cosa ci sfugge? È il nostro non riuscire ad andare oltre la maschera ad inquietarci, il trovarci di fronte alla diversità, come quel bambino, o meglio, piccolo uomo, vestito di tutto punto che senza maschera ci mostra i suoi tre volti e le sue tre gambe. Tutto naturale per questo piccolo essere, ma per noi no. James Reilly gioca a scandalizzare con malizia e lo fa sottilmente usando, più che mai con queste opere, l’arma dell’assoluta normalità. In un continuo contrasto celebrale, traggono in inganno i dolci e innocenti colori a pastello che stesi con avarizia di sfumature, anziché diluire la portata psicologica del tema-soggetto, l’acuiscono. Come nei migliori vecchi film dell’orrore senza effetti speciali, retti sulla carica psicologica dei protagonisti e sulla trama, elementi che ci tengono in sospeso in una realtà parallela e possibile, nei quadri di Rielly le stesure cromatiche e i soggetti hanno il compito di allontanarci da quella realtà che a un veloce sguardo riconosciamo come simile alla nostra, ma che invece è costituita da un perfetto bilanciamento che pone fianco a fianco l’esistente con il fantastico, il prevedibile con l’incredibile, il conturbante con l’insignificante. Per la mostra verrà redatto un catalogo con testo critico di Luca Beatrice. James Rielly è nato nel 1956 a Wrexham, Galles. Vive e lavora a Parigi.

In occasione di Manifesta 7, la biennale di arte contemporanea che in questa edizione è ospitata nelle due province di Trento e Bolzano, lo Studio d’arte Raffaelli allestirà nelle proprie sale una doppia mostra: la pittura di Daniele Galliano e la fotografia della sudafricana Zanele Muholi. Le due mostre inaugureranno venerdì 18 luglio alle 18.30 e resteranno aperte al pubblico fino al 30 settembre 2008.
Fin dai suoi esordi negli anni Ottanta, Daniele Galliano ha perseguito un modo di fare pittura veloce, istintivo, ma profondamente indagatore della realtà. Ma non una realtà colta in presa diretta, bensì attraverso il filtro di un’immagine già pronta, magari presa in bassa qualità, rubata da un rotocalco, dal web o dalla televisione. Ne esce un panorama umano molto variegato. Un crudo documentario in cui emergono le masse umane, quelle unite da un credo religioso, politico, sociale. Predilige le angolature dall’alto, quelle che dominano la situazione focalizzata, dove i volti tendono a scomparire per lasciare spazio alle posture e all’azione percepita. Una pittura quindi votata al presente, all’azione istantanea ribadita tecnicamente dall’effetto mosso e volutamente approssimativo della pennellata, da un’esiguo utilizzo di colori stesi in una modalità piatta che annulla l’elegante effetto di profondità, dato tecnico inutile per un artista votato alla ricerca instancabile della situazione presente: nuda e cruda.
Daniele Galliano è nato a Pinerolo (To); vive e lavora a Torino.
L’artista di colore Zanele Muholi focalizza la sua produzione sulla situazione dell’omosessualità nera in Sud Africa. Al di là dell’apartheid, della riconosciuta uguaglianza tra bianchi e neri, vige tuttora una forte discriminazione verso l’omosessualità. Le due serie di foto in mostra, “Being” (a colori) e “Faces and phases” (in bianco e nero) colgono da due punti di vista differenti questo aspetto. “Being” si focalizza su un dolce e spontaneo erotismo tra donne di colore, al fine di annullare il clichè della donna nera colta dal punto di vista dell’eterosessualità predominante. Amore, quotidianità e gioia prorompono da queste foto; figure femminili alla conquista di un proprio equilibrio, strette in un intimo presente all’interno di una realtà esterna piena di incomprensioni, violenza sulle donne, povertà. “Faces and phases” è una serie di ritratti di donne omosessuali di colore: c’è l’attrice, la studentessa, la giocatrice di calcio, l’avvocatessa…, ruoli che contrastano con l’immaginario maschile che porta a vedere le lesbiche nere come vittime di stupri e dell’omofobia. Foto che mirano a commemorare e celebrare la vera identità delle donne lesbiche nere.
Zanele Muholi è nata a Umlazi, Durban, nel 1972; vive e lavora a Johannesburg.

Inaugura giovedì 22 maggio alle 18.30, la personale di Terry Winters presso lo Studio d’arte Raffaelli di Trento. L’esposizione, che presenta circa una ventina di lavori nuovi dell’artista americano, distribuiti tra olii di grandi dimensioni e lavori a pastello su carta, rimarrà aperta fino al 22 luglio 2008. Assente dall’Italia da più di vent’anni – l’ultima sua esposizone fu quella presso la Galleria Valsecchi di Milano – per un artista come Winters, che oltre alla pittura non disdegna la scultura, giocare con l’astrazione implica una notevole libertà espressiva. In ambito pittorico, l’astrazione gli dà la possibilità di focalizzare il proprio operare nell’ambito del non conoscibile, tanto da dirottare il suo operato nel biomorfo invisibile, quello cioè che scientificamente viene colto solo con l’ausilio del microscopio. Cellule, microrganismi si appropriano della tela e si distribuiscono seguendo un ordine lineare, in cui l’ordinata bilanciatura degli elementi sembra equivocare la loro origine naturale. Ecco quindi come razionale e irrazionale, ordine e disordine compaiano puntualmente a gestirsi tutte le realtà cui noi quotidianamente siamo sottoposti, sia quelle tangibili, sia quelle astratte. Due poli su cui Terry Winters insiste da tempo e che amplifica affidandosi alla serialità, a quella ripetizione sempre differente che tanto utilizzo ha avuto ed ha nell’arte contemporanea e che permette all’artista che l’utilizza di essere subito riconoscibile. I suoi organismi, che sembrano sempre sul punto di esplodere da un momento all’altro, manifestano una notevole carica energetica dando un’inesauribile vitalità ai suoi dipinti. Ammassi energetici che a stento sembrano trattenuti dalla superficie bidimensionale del quadro e che paiono fluttuare in un indistinto sfondo che anziché appiattire l’insieme e facendo rimbalzare in primo piano gli elementi sopra citati, sprofonda il nostro sguardo in una intensa illusione ottica. A mano a mano che il nostro sguardo prende familiarità con questo strano viaggio visivo, ecco quindi da questo sfondo comparire più stratificazioni. Rispetto a quelle vivide in primo piano, altre matasse energetiche fanno capolino all’ombra di quest’ultime, più opache e meno fulgide. Terry Winters utilizza in tal modo, non solo l’elemento spaziale, con cui gestisce liberamente la superficie della tela, ma anche quello temporale, tutto scandito da un prima e da un dopo. Una dinamicità affidata al tempo e allo spazio, un’evoluzione costante e imprevedibile che ha il sapore del nostro presente, all’insegna di quella inarrestabile mutevolezza che contraddistingue la nostra contemporaneità. La mostra presso lo Studio d’arte Raffaelli è corredata da un catalogo con testo critico di Peter Lamborn Wilson. Terry Winters è nato a Brooklyn, New York nel 1949; vive e lavora a New York City.

Inaugura giovedì 13 marzo alle ore 18.30, per proseguire fino al 16 maggio 2008, la mostra personale di Maria Mulas presso lo Studio d’arte Raffaelli di Trento.
È
questo il secondo appuntamento di una rassegna che, a cadenza annuale,
mira a presentare nuovi sguardi sull’arte contemporanea in Trentino,
sia internamente dal punto di vista degli artisti trentini, sia
esternamente attraverso la sensibilità di artisti nazionali.
L’anno scorso la rassegna Sentieri trentini è stata varata con una personale dell’artista locale Mauro Cappelletti. Quest’anno sarà l’artista milanese Maria Mulas,
che è apparentemente esterna all’ambito regionale, ma con origini
trentine da parte materna, a interpretare la realtà
artistico-architettonica del Trentino. In questa occasione l’indagine
fotografica di Mulas è strutturata in tre parti. Un collage fotografico
di grandi dimensioni si focalizza su alcuni degli artisti di portata
nazionale e internazionale che hanno esposto presso lo Studio d’arte
Raffaelli. I ritratti a colori di Donald Baechler, Philip Taaffe,
Nicola Samorì, Gianmarco Montesano e Stefano Cagol compongono questo
collage, ritratti che se anche colti nei frettolosi istanti di una
inaugurazione, sono testimonianze di quella penetrazione psicologica
che da sempre caratterizza il lavoro di Maria Mulas. E che è
perfettamente rappresentato nel secondo settore della mostra, quello
dedicato ai suoi famosi ritratti in bianco e nero di personaggi
letterari e artistici, non colti nella loro aura intellettuale, ma
filtrati attraverso il rapporto di amicizia che si è instaurato tra
loro e l’artista. Come una grande famiglia, ecco uno accanto all’altro,
Andy Warhol, Joseph Beuys, Bruce Nauman, Enzo Cucchi, Francesco
Clemente, Fausto Melotti, Achille Bonito Oliva, Eugène Ionesco, Jorge
Luis Borges, Hans Richter ed Ettore Sottsass, recentemente scomparso.
Questi ritratti che fanno parte di un progetto in continua evoluzione
che prosegue ormai da decenni, sono rispecchiamento della società
culturale in continua evoluzione. E se il ritratto è l’arte di
catturare se stessi negli altri, ecco che il suo fotografare il mondo
dell’arte diviene un reportage ricco di significato che Maria ha
sicuramente attinto dalla lezione del fratello Ugo, grazie al quale
ella muove i primi passi nel mondo della fotografia. Il percorso di
Maria Mulas non è solo costellato di facce, ma rivela anche una
particolare attrazione per le architetture di ogni tempo, antiche e
contemporanee. È questo il terzo settore della mostra, con gli ipnotici
ed intimi scorci del Castello del Buonconsiglio di Trento e delle
rigide geometrie del Mart di Rovereto progettato da Mario Botta. Anche
con l’architettura, Maria Mulas crea un intimo reportage dove la luce,
per chi la sa catturare con l’obiettivo fotografico, regala risvolti
inediti a ciò con cui conviviamo distrattamente ogni giorno.
Maria Mulas vive e lavora a Milano.
All’inaugurazione sarà presente l’artista. Catalogo in mostra con un’intervista di Laura Lepetit e un testo di Mario Fortunato.
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