Mostra collettiva

Cavalli d'Archivio nell'anno del Fuoco

Studio d'Arte Raffaelli

13 aprile - 13 giugno 2026

Cavalli d’Archivio nell’anno del Fuoco è la nuova mostra collettiva ospitata dallo Studio d’Arte Raffaelli per la primavera 2026: in occasione del Capodanno Cinese che dal 17 febbraio si apre all’Anno del Cavallo di Fuoco, la galleria trentina rilegge i propri archivi trasformando le proprie sale in un luogo di confronti dove il cavallo è il fil rouge di una narrazione plurale.

Il calendario tradizionale cinese regola il tempo con l’intersezione di due cicli: il primo corrisponde al ciclo dei dodici animali dello zodiaco, che si susseguono anno dopo anno; il secondo si riferisce agli elementi di legno, fuoco, terra, metallo e acqua, ognuno dei quali dura due anni. La combinazione di questi due sistemi genera un ciclo più ampio di sessant’anni ed è infatti solo al termine di questo lungo arco temporale che una figura torna a ripetersi: il 1966 è stato l’ultimo Anno del Cavallo di Fuoco, la cui celebrazione torna proprio nel 2026.
In questa ricorrenza, l’elemento del Fuoco amplifica le qualità tradizionalmente associate al Cavallo tra cui spiccano energia, libertà e resistenza, accentuandone la tensione vitale.

Da questa suggestione prende avvio la mostra allestita negli spazi dello Studio d’Arte Raffaelli: una riflessione sull’iconografia equina concepita come punto di incontro ideale in grado di accostare le diverse poetiche degli artisti coinvolti.
L’allestimento si articola in un percorso espositivo che valorizza la ricchezza della ricerca artistica attraverso tre diverse declinazioni della forma e dell’immaginario equino.

Cavalli d’Archivio nell’anno del Fuoco è una mostra che attraverso un tema condiviso intreccia visioni e immaginari diversi, dimostrando come la figura del cavallo continui ad attraversare il tempo rinnovandosi nell’arte contemporanea.

Non come elemento stabile, ma come immagine in continua trasformazione, capace di adattarsi a sensibilità e linguaggi molteplici.

È proprio in questa tensione tra memoria e reinvenzione che il cavallo si conferma come dispositivo iconografico simbolico e vitale ancora oggi, in grado di attivare letture plurali e stratificate.

Protagonisti della mostra sono i lavori di: David Aaron Angeli, Tommaso Buldini, Felice Carena, Donald Baechler, Andrew Gilbert, Federico Lanaro, Gian Marco Montesano, Andy Ness, Luigi Ontani, Laurina Paperina, Fulvio Di Piazza, Pierluigi Pusole, Umar Rashid, Denis Riva, Simone Tribuiani, Suzanne Unrein, Jenny Watson e Michele Zalopany.

 

Intervista all’artista

Lo Studio d’Arte Raffaelli presenta una un progetto di approfondimento collaterale alla mostra Cavalli d’Archivio nell’Anno del Fuoco con l’obiettivo di offrire una sguardo sui percorsi artistici degli artisti e delle artiste coinvolti.
Attraverso una serie di interviste, il progetto mette in luce processi, riferimenti e suggestioni che attraversano le opere in mostra svelando al contempo anche alcuni aspetti legati alla poetica e alla pratica artistica, ampliando il racconto espositivo oltre lo spazio della galleria.

Ai seguenti link sono disponibili i video delle conversazioni:

Sala Principale

La prima sala propone una riflessione sul cavallo contestualizzata rispetto al suo prestigio militare in ambito bellico, riscoprendolo come figura ambivalente: strumento di forza da una parte e testimone della violenza nei conflitti dall’altra.

Nello specifico, le opere di Andrew Gilbert e Umar Rashid evocano un immaginario nel quale il cavallo perde la sua dimensione idilliaca per essere riferito ad un contesto più drammatico, legandosi alla tensione della battaglia.

Spicca nell’allestimento l’opera su carta di Donald Baechler, artista di fama internazionale venuto a mancare nell’aprile 2022 e considerato come uno dei principali esponenti del neo-espressionismo americano e della Pop Art. Nello stesso spazio è allestita anche la tela di Pierluigi Pusole che, insieme alle affascinanti opere di Andy Ness, Michele Zalopany e ai Vecchi Cavalli di Felice Carena, ci accompagna verso il protagonista del secondo spazio: “l’universo onirico”.

Seconda Sala

Il percorso allestitivo porta infatti in una dimensione più intima e sospesa, scandita dai lavori di Federico Lanaro, Denis Riva, Gian Marco Montesano e Jenny Watson.

Le tele di Federico Lanaro indagano l’iconografia equina rendendola presenza evocativa: sui suoi ormai caratteristici sfondi bianchi, l’artista immagina il cavallo in un altrove rarefatto dove realtà e sogno sembrano sovrapporsi in opere dal gusto grafico.

Diversamente, nei lavori di Jenny Watson il cavallo è calato in una dimensione autobiografica che ricorda gli anni dell’adolescenza dell’artista, diventando riflesso di esperienze personali che sono, per estensione, proiezioni di Watson stessa.

Terza Sala

La terza e ultima sala si apre a una dimensione più ludica, fantastica ed eterogenea passando dai cavalli avelignesi di Gian Marco Montesano alle opere su tavola di Simone Tribuiani, fino al Matrimonio indiano di Luigi Ontani e alla produzione di Suzanne Unrein che anticipa la personale in programma per l’estate 2026.

Tra gli altri artisti esposti, anche David Aaron Angeli che nella sua opera su carta, presentata anche in occasione della mostra a Castel Pergine Omaggio a Kafka del 2022, privilegia i riferimenti letterari e colti ispirandosi al racconto dello scrittore boemo Un medico condotto. Di grande impatto anche le opere di Fulvio Di Piazza, artista originario di Palermo, che con le sue narrazioni fantastiche trasporta lo spettatore in un universi magici.

Spiccano i lavori di Laurina Paperina e Tommaso Buldini che, trasformando il cavallo in unicorno, propongono una carica artistica al contempo sia perturbante, in Buldini, che irriverente e sarcastica, in Laurina.